Sito de "La Locanda del Parco" di Morano Calabro


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1 morano gaudolino

1 Morano - Gaudolino

Possiamo dire che questa escursione inizia dietro casa, trovandosi La Locanda del Parco lungo l'antico percorso che da Morano saliva al valico.
Prendere alle spalle dell' Agriturismo la stradina sterrata che, costeggiando la vallata, prosegue in direzione dell'autostrada e l'attraversa passando sotto un viadotto (m 820, ore 0,20). Proseguire per mulattiera in moderata salita attraverso una boscaglia di lecci verso il Vallone di Gaudolino dove, dopo alcune serpentine, verrà raggiunta la Sorgente Romania (m 1106, ore 1). Segue un piacevole lungoi tratto a mezza costa in falsopiano che conduce in prossimità del fondo del vallone (ore 1,20), che viene risalito, serpeggiando, fino al Passo di Gaudolino (ore 2,45).
Da questo valico si possono compiere le ascensioni alla Serra del Prete, che si erge alla propria sinistra (ovest), escursione 3, ed al M. Pollino che si erge a destra (est), escursione 2. Si può inoltre proseguire diritti per il Piano di Vacquarro (consultare escursione 10 a ritroso) o raggiungere la panoramica radura di Pollinello per mezzo dell'itinerario 4.
Sul Passo di Gaudolino trovasi una piccola fonte a carattere stagionale, ma appena più a nord sgorga la notissima ecopiosa sorgente di Spezzavummula. Per raggiungerla, porsi con le spalle a Morano e continuare nella precedente direzione verso il margine opposto (nord) del pianoro fino ad individuare il sentiero per Vacquarro (10). 150 metri a destra dell'imbocco di questo sentiero, sul bordo del bosco, si stacca una pista che in 200 metri conduce alla radura dove sgorga la sorgente.
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Percorso facile. Questo passo, in virtù della vicinanza e del dislivello delle due vette che lo fiancheggiano, ha un aspetto molto suggestivo e ricorda valichi di maggiore altitudine. Fino alla metà del Novecento la mulattiera brulicava di comitive in occasione della festa della Madonna di Pollino (primo fine settimana di luglio, cfr. NORMAN DOUGLAS, Vecchia Calabria, Londra 1915, ristampa ediz. Giunti, Firenze, 1998, pp. 226-238). Ma sin dall'antichità e fino a tutta la prima metà dell'Ottocento continuò a rappresentare una importante via di comunicazione tra l'alta valle del Coscìle e quella del Sinni.


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